Il pianoforte

E’ strano quanto stancante possa essere il mondo anche senza avere una vita eccitante. Quel continuo susseguirsi di volti, noti o meno, saluti sinceri in un mare di convenevoli ipocriti. Come sarebbe vivere lontano dalla civiltà? Sarebbe vita, o meglio, quella era davvero la civiltà? Era una bella giornata e aveva deciso di passarla al parco. Si fermò a bere ad una fontana. L’aria era fresca. Era davvero una giornata splendida. Guardò il cielo, il suo blu intenso… buio. Riaprì gli occhi in una strana sala d’aspetto. 

“Un momento… io ero nel parco. Poi il pianoforte…”

Una dolce vecchietta lo guardava piuttosto perplessa, seppure con fare materno. “Ha detto qualcosa?”

“No… pensavo”

“Ragazzo mio, non si deve abbattere! Dicono che qui sia molto meglio. Certo, Dio non ha mai parlato di sale d’aspetto ma penso che avrà avuto le sue buone ragioni!” L’anziana signora sembrava molto fiduciosa

“Dio?”

“Certo! Chi altri potrebbe pensare ad un’organizzazione così perfetta?”

Non ci aveva mai pensato. Cominciò a credere di star tralasciando qualcosa. I suoi pensieri furono interrotti da una voce perentoria e nasale che annunciò un numero dal microfono.

“Oh! Devo andare! Sa, sono ventisette anni che aspetto. E’ stato un piacere conoscerla”

Ripensandoci, se aveva tralasciato qualcosa era senz’altro poco importante. Eppure continuava a rimuginare incostantemente.

Rovistando nelle tasche si accorse di avere un biglietto con un numero, quattro avanti a quello della signora di prima. 

Pensava e ripensava alla sua vita e non vedeva niente di riconducibile ad un disegno di un essere superiore. La sua esistenza era stata tranquilla: famiglia normale, anni scolastici trascorsi serenamente, un buon lavoro, amici, relazioni sentimentali soddisfacenti… bei ricordi. Si era sempre interrogato sul significato della vita ma non ne aveva mai mai fatto una questione prioritaria, non era mai stato portato alla malinconia da questa domanda. Pensando a certa gente, era stato fortunato. Decisamente. Forse no. Maledetto quel fottuto pianoforte…

Finalmente chiamarono il suo numero. Una donna sciatta con gli occhiali gli indicò una porta. Conduceva ad un salone degno di Versailles per lusso e dimensioni. Un uomo in completo scuro era seduto dietro ad una scrivania e lo invitò ad accomodarsi, con un sorriso smagliante. Gli strinse la mano e cominciò a parlare:

“Benvenuto nell’aldilà. Siamo felici di averla tra noi, anche se forse Lei non è dello stesso parere” Continuava a sorridere come un piazzista da film americano. “Io sono qui per rispondere a tutti i suoi interrogativi sulla vita e sui particolari del Suo soggiorno permanente” Sorrideva ancora. E aspettava. “Su, non si faccia scrupoli!”

Perplesso, il neo defunto rispose “A dire il vero ho una sola domanda”

“Dica pure, sono qui per questo”

“I pianoforti volano?”


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